Tidal vs. Spotify: quale dovresti scegliere veramente

Correva l’anno 2014 quando Tidal, nuovo servizio di streaming musicale, entrava nel mercato. L’hype era alto: Jay-Z, Daft Punk, Kanye West, Beyoncé e Madonna erano solo alcune delle celebrità che figuravano nello spot promozionale che sul web raggiunse la viralità in poche ore.
L’offerta dell’azienda norvegese è un servizio streaming di musica e video che ha come punto di forza una qualità audio eccellente (per i puristi: lossless CD quality – FLAC-based 16-Bit/44.1 kHz). Inoltre, a fortificare l’offerta a servizio degli ascoltatori, Tidal garantisce agli artisti un’alta percentuale di incassi sulla base del numero di ascolti. Senza dubbio un incentivo per gli ascoltatori a supportare i loro artisti preferiti tramite la piattaforma. Un incentivo ancor maggiore per gli artisti stessi a preferirla rispetto ai competitor.

 

 

I buoni propositi tuttavia non sempre portano a dei risultati concreti. Nonostante le premesse più che buone, a distanza di cinque anni l’azienda norvegese non è riuscita a scalzare il predominio del mercato di Spotify (che nel frattempo è diventata ancora più potente). Malgrado la partnership con Vodafone per spingere gli utenti all’utilizzo del servizio con abbonamenti semestrali gratuiti, i numeri continuano a essere miseri. Come se non bastasse, a complicare la situazione, si sono aggiunti alla corsa colossi come Amazon ed Apple, che con i loro servizi di streaming hanno già ottenuto numeri da tenere in considerazione.
Ma qual è la vera ragione di questa incapacità di imporsi su un’industria che dopo un periodo buio (complice la distribuzione illegale) sta tornando a un rinascimento? Dopo un utilizzo intensivo del servizio, abbiamo individuato tre sostanziali differenze che lo rendono nettamente inferiore a Spotify. Ecco quali.
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Il modello economico

Se Spotify dal lontano 2008 offre un’offerta segmentata a seconda della tipologia di utente seguendo il modello freemium, Tidal al contrario ha adottato una strategia canalizzata unicamente sull’utente pagante. Conseguentemente, in assenza di una versione gratuita supportata economicamente da pubblicità, il servizio norvegese è incapace di pervadere democraticamente la fascia di utenza non disposta a pagare l’abbonamento mensile. Spotify, che nel febbraio 2019 ha registrato un totale di 207 milioni di utenti di cui 96 premium, si sostenta per il 53% del parco utenti da pubblicità, con la possibilità concreta di upselling. L’approccio di esclusività di Tidal è sicuramente limitante sotto molti punti di vista, nonostante la prova gratuita di un mese.

 

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Il confronto dei piani di iscrizione tra Tidal e Spotify. Come potete notare, Spotify può fare upselling grazie a un enorme bacino di utenza iscritto al piano Free. (Dati aggiornati ad Aprile 2019)




 

Serve davvero l’alta qualità?

Secondo diversi studi, un utente non audiofilo preferisce ascoltare la musica sugli speaker del proprio laptop. Inoltre, se gli si viene proposto di ascoltare una canzone a basso bitrate (128kbps) e la stessa canzone ad alto bitrate (320 kbps), non riesce a percepire la differenza di qualità né di compressione, preferendo addirittura la versione di bassa qualità tra le due (provare per credere). Sorgono quindi spontanee due domande:
  1. È veramente necessaria la qualità lossless per lo streaming di canzoni a un utente medio?
  2. Nel caso l’utente su cui Tidal si concentra sia un cultore musicale di conoscenza del suono elevata, questo utente come fruisce della musica nella vita di tutti i giorni? Come reperisce le canzoni?
A supporto della tesi vi è anche una questione di strumentazione: i laptop, le casse audio non professionali, le cuffie commerciali (solo per fare alcuni esempi) non presentano uno spettro sonoro ampio, o ancor peggio lo presentano alterato sulle frequenze (Beats per esempio è solita adottare un boost up sulle frequenze basse per accentuare la corposità delle tracce che tanto piace ai non audiofili). Quante persone hanno delle Focal Stellia o delle casse monitor Adam Audio in casa?
Mancano quindi i presupposti tecnici di un ascolto qualitativamente eccezionale come eccezionali sono le canzoni lossless audio.

 

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L’esperienza utente

Alla base del successo di Spotify c’è senza ombra di dubbio il servizio pensato ad hoc per l’esigenza degli utenti. La user experience dell’interfaccia, l’architettura delle informazioni, le playlist customizzabili e create sulla base delle proprie preferenze di ascolto, la community sono solo alcuni dei punti di forza della piattaforma di streaming svedese. Su Spotify non è difficile innamorarsi di un nuovo artista partendo dalle proprie canzoni preferite.
Al contrario, Tidal dà l’impressione di essere solamente una grossa libreria di traccie che ti vai ad ascoltare se già sai cosa vuoi ascoltare: l’esplorazione è ridotta all’osso.

 

Conclusione

L’esperienza di utilizzo di un servizio è sicuramente soggettiva. I punti appena illustrati vogliono essere solo uno spunto di riflessione razionale sui motivi dell’insuccesso di Tidal (ammesso che venga considerato tale) nei confronti di Spotify. Il consiglio è quello di provare personalmente i due servizi, e di valutare sulla base delle proprie necessità. Le nostre necessità sono più in linea con Spotify.
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